lunedì 17 novembre 2014

L'ORATORIO DELLE ANIME PURGANTI

Rosa Elisa Giangoia


Pasquale Domenico Cambiaso (olio su cartoncino - collezione privata)


      Un altro sinistro edificio si ergeva, verso ponente, sulla sponda destra del Bisagno, nel breve tratto pianeggiate, ora sottostante corso Aurelio Saffi, il cui ricordo è testimoniato da una targa posta all’inizio della strada e da un quadro di Pasquale Domenico Cambiaso. Qui, dal 1602, vi era l’Oratorio delle Anime Purganti, sede dell’omonima Confraternita, presso cui era il Cimitero dei Poveri (abbattuto dopo la costruzione di Staglieno): quest’ultimo era costituito da grandi fosse comuni, chiuse da grate a larghe maglie, in cui, durante le violente mareggiate, l’acqua poteva entrare liberamente facendo scempio dei poveri resti.     Ai piedi delle ripide mura del Seicento vi era una spiaggia dove venivano stese le tele dei tessitori dei tessuti di Borgo Pila e le lenzuola lavate dalla lavandaie nel Bisagno. Soprattutto per la prima ragione il luogo prese il nome di “prato della lana”.
     L'Oratorio delle Anime Purganti, edificato nel 1602, divenne la sede favorita di leggende e storie popolari a tinte fosche, forse per la presenza del vicino cimitero e della fossa comune che a detta di alcuni, mostrava spesso un rigurgito di corpi ammassati alla bella e meglio sotto il cielo, spettacolo questo che dovette aver ispirato oltre che il comprensibile orrore dei passanti, numerose e favolose storie di fantasmi. Anche Charles Dickens durante sua visita alla Foce favoleggiò (forse un po’ troppo) delle lugubri leggende che avvolgevano l'Oratorio. Il Morando, storico dell'epoca, così ci descrive lo scempio delle fosse comuni: ...."Le salme, abbandonate com'erano in immani fosse comuni non fognate da smaltatoi, appena difese da inferriate a larghe grate... lasciavano intravedere, qua e là, tutto l'orrore di una innominabile dissoluzione... più volte nell'imperversare delle mareggiate quel pestifero carnaio rimase in gran parte scoperto, ed il mare ritirandosi in appresso ne trascinava brani miserandi di membra ed ossame". Ma forse lo scaturire delle leggende deve di più - come afferma lo stesso Morando - "al pellegrinaggio che l'Oratorio delle Anime il 2 di Novembre ospitava dalle prime ore del mattino fino a notte fonda".  Per il suffragio delle anime dei defunti, si diceva, "ma queste pratiche - sottolinea il Morando - nascevano più dalle contaminazioni da queste cerimonie religiose con  quelle, (più pagane) inerenti al culto delle tombe". "Sorsero così pratiche superstiziose, come quella di recarsi colà (dalla fossa comune) prima di mezzanotte a scopo di ricavarne i numeri del lotto". Una presenza costante alla Foce fino alla prima metà del secolo scorso era quella dei pescatori, che formavano assieme alle loro famiglie, un piccolo borgo di modeste case, aggrappato alla collina.
      Si dice che, nottetempo, questi luoghi, fossero frequentati da giocatori del lotto, speranzosi di ricevere qualche buona “indicazione” dalle anime dei defunti.


Pasquale Domenico Cambiaso





L’Oratorio della Foce

Daniele Cagnin
INTRODUZIONE

            Sulla sponda destra del Bisagno, su un lembo di terra nei pressi dello sbocco al mare del torrente, addossato alla massa rocciosa delle mura seicentesche che difendevano Genova dal mare (attualmente il muraglione di Corso Aurelio Saffi) nel punto detto Capo della Strega o di Carignano, sorgeva un Oratorio dedicato alle Stimmate di San Francesco d’Assisi1, detto comunemente delle Anime della Foce.
            Per oratorio è da intendersi un edificio sacro di dimensioni minori rispetto alle comuni chiese, e normalmente costituito da un vano quadrangolare fornito di un solo altare: può essere compreso in altro edificio cultuale o presentarsi come un organismo autonomo. Se ne ha “traccia” fin dall’età Paleocristiana: erano da intendersi come “ambienti” solitari di preghiera o come cappelle private per le alte cariche ecclesiastiche o laiche. Ebbero grande diffusione e importanza nel periodo della Controriforma quando furono disciplinati dalla regola di san Filippo Neri, nella quale era prevista una netta distinzione tra oratorio e chiesa, “determinando” un ingresso indipendente dall’esterno e con facciata propria.
Nella nostra città esisteva un cospicuo numero di queste ”costruzioni”: era uno spazio non solo devozionale, ma anche di “incontri conviviali e ricreativi”, in particolare per il mondo paesano le feste patronali costituivano uno dei pochi momenti distensivi, soprattutto durante lo svolgimento delle processioni.
Per “governare” questi luoghi furono istituite delle Confraternite (nella nostra città chiamate Casacce derivate dalle domus disciplinatorum del XIII secolo): esse svolgevano una funzione sociale, offrendo supporti alla vita della comunità. E’ nota, infatti, l’incidenza culturale, sociale ed economica di tali sodalizi sulla collettività ligure: molti di essi si occupavano delle visite ai malati, dell’accompagnamento ai funerali, delle messe in suffragio dei defunti.
L’Oratorio della Foce era situato nei pressi del “cimitero dei poveri”2(esistente fin dal 1536, quando fu trasferito dalla zona dell’Acquasola3nei pressi del monastero di Santa Marta) e per tale vicinanza si alimentarono, nel tempo, “sinistri racconti”4, soprattutto nel periodo liturgico della Commemorazione dei Defunti. L’oratorio era “dipendente” dalla parrocchia di Santa Maria e dei Diecimila Crocefissi di Borgo Incrociati.
CENNI STORICI
La costruzione dell’Oratorio è fissata, dalle fonti, al 1602.
La data menzionata è riportata dal Novella5, indicando che ciò avvenne grazie all’opera del Venerabile Bartolomeo da Saluzzo (o da Salutio), coadiuvato da Giovan Battista Senarega (deceduto nel 16096) e da Giovan Battista Castello. Consultando la biografia7di Bartolomeo Cambi esistono due periodi in cui lo troviamo presente nella nostra città, vale a dire alcuni mesi del 1593 e il periodo dell’Avvento del 1602 (per predicare nella Cattedrale): il Novella riporta un diverso periodo in cui il frate francescano “insegnava” nella chiesa Metropolitana di Genova, vale a dire la Quaresima dell’anno 1602.
In base agli elementi a nostra disposizione è plausibile pensare che la costruzione dell’oratorio possa essere collocata in un arco di tempo che va dal 1593 al 1602.
Del XVII secolo l’unica notizia a nostra disposizione riguarda il “bombardamento francese” del 1684 nel quale l’edificio subì alcuni danni strutturali e probabilmente la perdita dell’archivio.
Nel 1736, come si può leggere negli atti di Domenico Piaggio8, si decise di ampliare la costruzione: Bartolomeo Bellagamba e Bartolomeo Bobbio ottennero dalle monache di Santa Marta (rappresentate dal procuratore Alessandro Maria Montesoro9), un piccolo appezzamento di terreno che fu messo a disposizione per la realizzazione della sacrestia; in pagamento fu pattuita, per ogni anno, una candela di cera bianca lavorata, del peso di tre libbre e mezzo.
Le condizioni di manutenzione, nel 1751, non dovevano essere ottimali: il Magistrato delle Fortificazioni ordinò un progetto (con l’aiuto di Pietro Francesco Franzoni) per fabricare di novo un Oratorio, o sia Capella vicino alle Sepolture o sia Cimitero de Cadaveri10[…] ultimamente distrutto.
Esiste un ulteriore documento, datato 12 dicembre 1767 nel quale si dice che l’Oratorio necessita d’essere ristorato11. Durante il periodo 1800 – 1802 si effettuarono lavori di ristrutturazione all’edificio (per un importo di Lire 1.500) e al Sancta Sanctorum (lavoro che fu contestato al Maestro Capo d’Opra Simone Castagneto), fu anche costruito un molo necessario per mettere al riparo dalle acque del Bisagno il “trasporto de’ cadaveri”.
Nel 1811 l’Oratorio fu chiuso dalle Leggi di Soppressione con il decreto del Prefetto Burdon, fu riaperto nel 1814: in un documento del 17 maggio 1814 sono elencati alcuni obblighi che i confratelli erano tenuti a rispettare.
A seguito dell’apertura del cimitero monumentale di Staglieno (1867), la tumulazione in quello della Foce fu abbandonata (il cancello fu “chiuso definitivamente” nel 1875) e l’oratorio non ebbe più i numerosi benefattori del passato: le messe giornaliere, come era nel periodo 1824 – 1838, diminuirono sensibilmente.
L’oratorio fu ulteriormente chiuso, per mala amministrazione, il 16 gennaio 1889 con ordine governativo e su proposta del Commissario Regio (Commendatore Cravero): il 4 aprile successivo fu riaperto nominando cappellano un certo Antonio Soldà12.
La demolizione delle due costruzioni avvenne nel mese di aprile del 1891 per i lavori di riassetto urbanistico della zona. In un documento del 28 agosto 1893, presente all’Archivio Storico della Curia, si fa cenno al 18 novembre 1890: le celebrazioni delle Sante Messe in suffragio continuarono nella chiesa di Santa Zita.
Ai nostri giorni la memoria di queste costruzioni è ricordata in una lapide.
IL “TITOLO” NELLE FONTI STORICHE
Relativamente al XVII secolo non abbiamo a disposizione nessuna documentazione per conoscere quale era la dedicazione originale dell’Oratorio della Foce: possiamo azzardare delle ipotesi comparando alcuni testi critici dei secoli precedenti.
Come già accennato l’oratorio fu costruito nei pressi dell’antico cimitero cittadino: in un saggio13dell’Ottocento, relativo alle vite di frati cappuccini illustri, si evince che fra Carlo da Compiano (intorno al 1626) si adoperò nella redazione dei capitoli degli Oratorij de’ Morti.
La fonte più antica nella quale “compare”il titolo dell’oratorio è un documento14, datato 23 ottobre 1751, nel quale è nominato come Cappella delle Sepolture, per le Anime Purganti, quindi in “linea” con quanto affermato nel paragrafo precedente. Per avvalorare ulteriormente le notizie fornite riporto quanto riferito in uno studio del 1965 di Edoardo Grendi15: l’iniziativa per la fondazione delle compagnie delle Anime Purganti fu invece nel 1626 di un padre cappuccino, Carlo da Compiano.
Successivamente, in un decreto del Magistrato dell’Interno (15 giugno 180316), la denominazione è Casa di San Francesco della Crosa, confermato in un Ristretto17datato 20 ottobre 1802.
In un altro documento dell’Ottocento18abbiamo il titolo di Oratorio delle Anime della Foce, la stessa dedicazione è presente nella pubblicazione19del 1840 di Goffredo Casalis.
Tenendo in considerazione quanto affermato e consultando un atto20notarile datato 12 luglio 1801, la “dedicazione ufficiale”, confermata anche dagli scritti dell’Alizieri21, era quella riportata nell’introduzione: Stimmate di San Francesco.
LE CONFRATERNITE
La diversità riscontrata nei “titoli”è presente anche nel nome delle Confraternite che ufficiavano l’oratorio: le uniche Confraternite “certificate” nei documenti dell’Ottocento sono quelle dei Settantadue Discepoli22e delle Anime Purganti (forse aggregata alla Casaccia di San Bernardo). Nel 1803 i confratelli delle due “associazioni” erano in numero di 654 affiliati più le consorelle: questo “favore popolare” si concretizzava in un grande numero di elemosine23destinate al suffragio dei defunti; giornalmente venivano celebrate più di venti messe.
Sono da citare altre confraternite: delle Stimmate24, forse da attribuire ai primi del Seicento e comunque da mettere in relazione con la dedicazione dell’Oratorio; di San Francesco d’Assisi o della Crosa: da quanto affermato in un libro del secolo scorso apprendiamo che la prima memoria risalirebbe al 1602 mentre i capitoli sarebbero stati approvati solo nel 1779, è indicata come casaccia25nell’accezione più tarda assunta dal termine. Sempre da questa pubblicazione apprendiamo un ulteriore confraternita della Morte: non è documentata e appare come una “confusione” fra il nome dell’Oratorio e quello della Confraternita.
LE OPERE D’ARTE
Da una brevissima descrizione redatta nel 1840, apprendiamo che l’oratorio era ornato assai bene, ma basso d’aria26. Del Novecento abbiamo due “rapide esposizioni”: di inizio secolo è quella del Cervetto bel illuminato ed arioso27, dal Morando (1857 – 1935), altresì, veniamo a conoscenza che si presentava con forma a piramide tronca con modesto cancello28.
L’unico “studioso” che fornisce la descrizione delle opere d’arte che erano presenti nell’oratorio, è il Novella: come già accennato in altre circostanze, le citazioni del “diligente illetterato genovese” sono poco approfondite, e quindi l’elenco che fornirò non è può essere considerato attendibile. Nella facciata era presente un affresco con le Anime Purganti: difficilmente il dipinto può essere attribuito a Giulio Ballino (veneziano), in quanto deceduto intorno al 1592, quindi prima della costruzione dell’edificio.
Nella volta interna furono dipinte tre storie bibliche eseguite da Giuseppe Paganelli (1749 – 1822): Maria in atto di intercedere per le Anime Purganti, la visione d’Ezechiele e la resurrezione del figlio della vedova di Naim; per questi tre affreschi non è possibile stabilire se erano presenti prima della chiusura del 1811, oppure realizzati dopo il 1814, o eventualmente restaurati.
Nel tempo furono realizzati cinque altari soprattutto per le numerose celebrazioni: sul maggiore era posto un quadro con Nostra Signora del Rosario, di Bernardo Castello (1557 – 1629); nei quattro altari minori: San Francesco d’Assisi, eseguito nel 1820 da Giuseppe Passano (1786 – 1849); Santa Caterina da Genova, di Giovan Battista Delle Piane29; La decollazione di San Giovanni Battista, di Rolando Marchelli (1665 – 1751) e l’Annunziata di Alfonso Spinga (secolo XVIII, napoletano): quest’ultimo quadro, prima del 1797, era situato nella chiesa di Santa Marta.
Consultando il Soprani30apprendiamo quanto segue: Bernardo Castello […] San Francesco, che honora l’Oratorio d’esso santo. Il Novella ci riferisce che a seguito delle soppressioni del 1811, un quadro di Bernardo Castello raffigurante San Francesco, fu trasferito nella chiesa parrocchiale di Borgo Incrociati: Giuliana Biavati, curatrice nel 2003 per il manoscritto del Novella concernente gli oratori genovesi, afferma che in Borgo Incrociati esiste un quadro di San Francesco ma non è attribuibile a Bernardo Castello.




NOTE
1          Un ulteriore oratorio dedicato alle stimmate di San Francesco era presente fin dal 1619 nella zona di Campi.
2          Questa denominazione è stata tratta da Paolo Novella il quale aggiunge che tale cimitero serviva, in particolar modo, per i deceduti dell’Ospedale di Pammatone e per molte delle Parrocchie dell’attuale centro storico cittadino (Santa Maria di Castello, Santissimo Salvatore, Santi Cosma e Damiano, San Donato, San Marco al Molo, San Giorgio, San Lorenzo, Sant’Andrea e Nostra Signora dei Servi, Santo Stefano e San Vincenzo).
3          Tale cimitero era detto Mucchi dell’Acquasola (in genovese muggi).
4          FRANCESCO ERNESTO MORANDO, Aneddoti Genovesi, Roma 1932, pp. 276 – 280.
5          PAOLO NOVELLA, Gli Oratori di Genova – un manoscritto del 1912, Genova 2003, p. 82.
6          Dello stesso anno è una lettera, rivolta ai confratelli Bartolomeo da Salutio e datata 22 ottobre citata anche dal Giscardi (Origine delle Chiese, Monasteri e luoghi pii della città e riviere di Genova, ms. sec. XVII, cc. 613 – 614).
7          ENCICLOPEDIA TRECCANI: Bartolomeo Cambi nacque a Socana nel 1558, morì a Roma nel 1617. Del 1613 è un libro a stampa dal titolo Compagnia dell’Amore fondata dal Molto Reverendo fra Bartolomeo da Salutio.
8          DOMENICO PIAGGIO, filza 5, 1736 – 1737 (A.S.G., Notai Antichi, filza – n° generale d’ordine 10879 Bis, atto n° 11: Convegno, n° 40: Facoltà, n° 43: Locatione).
9          CF.
10        A.S.C.A., Scatola Foce, N° 1119 (ex N° 39).
11         Idem.
12        Sono stati recuperati i dati dei superiori dell’Oratorio nel periodo 1886 – 1889:
- dal 28 marzo 1886 al 7 luglio 1887 Pellegrino Borghetti;
- dall’8 luglio al 16 gennaio 1889 Raffaele Viviani.
13        PASQUALE DA MAROLA, Saggio della vita de’ Cappuccini Liguri illustri in virtù, dottrina e santità, 1822, p. 77.
14        A.S.C.A., Scatola Foce, documento del 1751.
15        EDOARDO GRENDI, Morfologia e dinamica della vita associativa urbana. Le confraternite a Genova fra i secoli XVI e XVII, in Atti Società Ligure di Storia Patria – Vol. LXXXIX, 1965, p. 255.
16        A.S.G., Repubblica Ligure, N° 105/I.
17        A.S.G., Repubblica Ligure, N° 203.
18        A.S.C.A., Scatola Foce, Relazione sull’andamento dell’amministrazione dal 1 settembre 1878 al 31 dicembre 1886.
19        GOFFREDO CASALIS, Dizionario Geografico Statistico Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Torino 1840, p. 550.
20        LAZZARO FINOLLO, Cessione del 12 luglio 1801, filza 1, atto nº 110 (A.S.G., Notai Antichi, n° generale d’ordine 14602). Confermato in un atto del 27 febbraio 1788 a rogito del notaio Carlo Lagomarsino (A.S.G., Notai Antichi, filza 2, atto n° 59, n° generale d’ordine 12195), nel quale si parla di Oratorio delle Stimmate.
21        FEDERICO ALIZIERI, Guida Artistica per la cittá di Genova”, Genova 1875, p. 572.
22        Da intendersi come i primi seguaci di Gesù Cristo.
23        Due “cassette delle elemosine” (bussole) erano posizionate una sul Ponte della Pila e l’altra in vico San Cristoforo.
24        Se ne ha memoria, nel 1502, nella chiesa di Gesù e Maria (?).
25        L’unica casaccia, presente nel quartiere della Foce, intesa come associazione risalente ad una archetipo domus disciplinatorum, è quella di Santa Zita.
26        G. CASALIS, Dizionario Geografico, p. 524.
Da una mappa del XVIII secolo, Tipo circa le sepolture della Foce (A.S.G., Fondo Cartografico, GENOVA 83), possiamo rilevare le misure dell’edificio: lunghezza circa 9 metri, larghezza circa 3 metri.
27        LUIGI AUGUSTO CERVETTO, Oratorio di S. Maria, S. Bernardo SS. Re Magi e Anime Purganti della Foce, Genova 1907, p. 21.
28        F. E. MORANDO, Aneddoti, p. 293.
29        Secondo il Novella (vedi nota 5) l’autore è detto il Mulinaretto: l’unico pittore con questo pseudonimo fu Giovanni Maria Dalle Piane (1660 – 1745).
30        RAFFALE SOPRANI, Le vite de’ pittori scoltori et architetti, Genova 1624, p. 117.

BIBLIOGRAFIA
ALIZIERI FEDERICO, “Guida Artistica per la cittá di Genova”, Genova 1875.
CAPINI ANITA GINELLA, LUCCHINI ARONICA ENRICA, BUSCAGLIA MARIA GIULIANA, “Immagini di Vita tra terra e mare – la Foce in età moderna e contemporanea (1500 – 1900)”, Genova 1973.
CASALIS GOFFREDO, “Dizionario Geografico Statistico Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna”, Torino 1840 (anche in formato digitalizzato)
CERVETTO LUIGI AUGUSTO, “Oratorio di S. Maria, S. Bernardo SS. Re Magi e Anime Purganti della Foce”, Genova 1907.
DA MAROLA PASQUALE, “Saggio della vita de’ Cappuccini Liguri illustri in virtù, dottrina e santità”, 1822 (in formato digitalizzato).
DE SIMONI LAZZARO, “Le Chiese di Genova”, Genova 1948.
GISCARDI GIACOMO, “Origine delle Chiese, Monasteri e luoghi pii della città e riviere di Genova”,
manoscritto secolo XVIII. (in formato digitalizzato)
GRENDI EDOARDO, “Morfologia e dinamica della vita associativa urbana. Le confraternite a Genova fra i secoli XVI e XVII, in Atti Società Ligure di Storia Patria”, Vol. LXXXIX, 1965.
MORANDO FRANCESCO ERNESTO, “Aneddoti Genovesi”, Roma 1932.
NOVELLA PAOLO, “Gli Oratori di Genova – un manoscritto del 1912”, Genova 2003.
NOVELLA PAOLO, “Settimana Religiosa”, Anni: 1932.
OTTONELLI GIULIO, “Vedute e descrizioni della vecchia Genova”, Genova 1973.
PODESTA’ FRANCESCO, “Escursioni archeologiche in Bisagno”, Genova 1879.

SOPRANI RAFFALE, “Le vite de’ pittori scoltori et architetti”, Genova 1624.


A questo oratorio è dedicato un capitolo del volume di Paolo Novella, Gli oratori di Genova - un manoscritto del 1912, a cura di Giuliana Biavati, Compagnia dei Librai, Genova 2003, pp. 80-86.

Oratorio di S. Maria, S. Bernardo SS. Re Magi e Anime Purganti

1 - Cimitero e Oratorio alla Foce

Tra i genovesi non nati ieri nessuno ha certamente dimenticato quel Cimitero e quel devoto Oratorio cosidetti delle Anime della Foce, che sorgeano in luogo solitario tra la spiaggia del mare e la foce del Bisagno, ai pié delle fortificazioni che difendono Genova dalla parte del mare.
Son trascorsi oltre venti anni da che il cimitero e la devota chiesuola unita sparvero sotto il piccone demolitore e le mine per dar luogo alla grandiosa strada di circonvallazione a mare. E di quel luogo ove i buoni genovesi recavansi a pregare la pace eterna per i loro defunti or non rimane più alcuna traccia. Solo una iscrizione scolpita sul marmo ne segna il luogo al passeggero [1].

Il cimitero scomparso serviva per i morti poveri della città, specialmente per quelli deceduti nello Spedale di Pammatone e delle parrocchie di S.M. di Castello, SS. Salvatore, SS. Cosma e Damiano, S. Donato, S. Marco, S. Giorgio, S. Lorenzo, S. Andrea, S. Stefano e S. Vincenzo. In antico i morti nell'anzidetto Ospedale si seppellivano nei cosidetti "Mucchi dell'Acquasola". Appunto in quella località era il monastero delle Benedettine di S. Marta. Non potendo esse sopportare il fetore sepolcrale che di là esalava, cedettero ai protettori dello Spedale una porzione di terreno posto sulla sponda destra del Bisagno presso la Foce, sobbarcandosi di propria volontà la spesa per il trasporto dei cadaveri.
Il luogo ove era stato eretto quel cimitero dicevasi Prato della Lana [2],perché ivi solevano stendere la lana lavata i tessitori dei panni. E questo avveniva nei primordi del secolo XVI.
Nell'anno 1536, terminata la costruzione delle nuove mura della città, quel cimitero dovette essere ingombrato in quasi tutta la sua estensione per cui fu abbandonato. Allor se ne costrusse uno nuovo verso il mare, scavando nel vivo sasso a contatto con lo stesso mare dieci vastissime sepolture.
La tumulazione dei cadaveri in questo cimitero cessava nella metà del passato secolo, quando si schiudeva la vasta necropoli di Staglieno.
Agli uffici religiosi di questo cimitero serviva un devoto Oratorio intitolato alle Stimmate di S. Francesco ma nel volgo detto comunemente delle Anime della Foce. Questo oratorio ebbe origine nel 1602 ad opera del Ven. Bartolomeo Saluzzo francescano coadiuvato da G.B. Senarega e da G.B Castello. Quel religioso ne concepì l'idea predicando in quell'anno la Quaresima nella Metropolitana di S. Lorenzo.
Eretto l'Oratorio, questi divenne un vero focolaio di devozione del popolo genovese verso i defunti. Fu allora che la Confraternita istituita dallo stesso religioso per officiare l'Oratorio stabilì l'erezione di più altari e la formazione di una capace sacrestia per la cui costruzione nel 1736 Bartolomeo Bellagamba e Bartolomeo Bobbio stipulavano contratto con Alessandro Montesoro, procuratore delle monache di S. Marta, per ottenere un tratto di terreno presso il cimitero coll'offerta annuale di una candela di cera bianca lavorata del peso di tre libbre e mezzo.
Nel 1811 per decreto del governo napoleonico l'Oratorio fu chiuso e i suoi beni e arredi tra i quali un quadro con S. Francesco d'Assisi, di Bernardo Castello passarono alla parrocchia del Borgo Incrociati [3].
Riaperto nel 1814 per cura dei confratelli fu ristorato e arricchito di opere artistiche.
L'Oratorio era piuttosto ampio di forma rettangolare. Nella facciata era un affresco colle Anime Purganti, dipinto da Giuliano Ballino.
L'interno nella volta fu dipinto da Giuseppe Paganelli che vi espresse Maria in atto di intercedere per le Anime Purganti, La visione d'Ezechiello e La resurrezione del figlio della vedova di Naim, altre figure di virtù e profeti, tra ornati dipinti da Giacomo Picco.
Eranvi cinque altari. Sul maggiore era il quadro con N.S del Rosario, di Bernardo Castello e altri quattro quadri erano nei quattro altari minori cioè: S. Francesco d'Assisi, eseguito nel 1820 da Giuseppe Passano, S. Caterina da Genova, di G.B. Dellepiane detto il Mulinaretto, La decollazione di S. Giov. Battista, di Rolando Marchelli e l'Annunziata di Alfonso Spinga napoletano. Quest'ultimo prima del 1797 era a S. Marta. In questi oratori era così viva la devozione versoi defunti che in abbondanza vi piovevano offerte, in modo che nessuna chiesa di Genova riceveva tante limosine per celebrazione di messe come in questa. Difatti dal 1824 al 1838 i Superiori della Confraternita ricevevano tante limosine per 7560 messe e qualche volta anche 8000, in modo che ogni giorno vi si celebravano dalle 20 alle 24 messe. Ma quando cessò la tumulazione nell'attiguo cimitero e s'aprì quello di Staglieno, diminuirono i benefattori. Peraltro sino agli ultimi anni della sua esistenza, nell'Oratorio si celebravano ogni giorno non meno di sei messe.
Quivi le sacre funzioni vi si celebravano con isplendore e decoro essendo l'Oratorio fornito a sufficienza di sacri arredi. Non meno di sei volte l'anno vi si celebrava il Triduo delle Quarantore. La novena dei morti che si faceva nelle ore antelucane attirava sempre numeroso concorso non solo dalle vicinanze, ma anche dai punti più lontani della città, come dai popolosi rioni di Pre' e S. Teodoro. Immenso concorso eravi nella festa d'Ognissanti e ancor più nel dì successivo sacro alla Commemorazione dei Defunti, specie nella sempre commovente funzione della benedizione delle tombe. In altre epoche dell'anno nell'Oratorio si celebrava la festa di N.S. della Salute e di N. S. Mater Amabilis.
Questo oratorio e l'attiguo cimitero durarono in piedi sino al 1891, epoca in cui vennero distrutti per la costruzione di corso Aurelio Saffi che forma il secondo tronco della strada di circonvallazione a mare.
Ai piedi delle antiche mura presso le quali era il vecchio cimitero fu collocato una marmorea epigrafe ricordante i pietosi uffici ai quali era consacrato nel passato quel terreno. La Confraternita che ufficiava l'Oratorio, dopo essere stata per più anni priva di sede, nel 1907 trasferivasi nell'Oratorio di S. Maria, S. Bernardo e dei SS. Remagi presso S. Maria di Castello ove è ancora presente.

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[1] - Il piccolo Oratorio e l'attiguo Cimitero (distrutti per consentire la costruzione di corso A. Saffi), oltre a delinearsi nella precisa descrizione del Novella, fruì di due rappresentazioni figurative ad opera di Pasquale Domenico Cambiaso. Si tratta di un primo acquerello a seppia (P. D. Patrone - G. Blengino, 1982, pp. 62-63), dove è ben visibile la piccola costruzione chiesastica con il minuscolo campanile a vela sulla facciata e la struttura geometrica delle cinque tombe retrostanti, che, addossandosi alla massa rocciosa delle mura seicentesche nel punto detto Della Strega o Capo di Carignano dove esse piegano verso ponente, paiono quasi posate sulla ghiaia della riva destra del Bisagno fino a specchiarsi nelle ultime polle prima che le sue acque si fondano con quelle del mare. 
L'altra figurazione è un olio su cartoncino (cm. 20x35) appena variata nella "veduta" (L. Araghi, Genova, 1993, p. 20), assai meno particolareggiata ma non priva del garbato particolare aneddotico delle lavandaie che dispiegano il bucato al sole in una macchia bianca. Oltre all'immagine, si pubblica qui per una più incisiva memoria dei luoghi e delle situazioni, copia delle antiche planimetrie della chiesuola e del cimitero e relative alzate nel loro rapporto con gli scogli basali delle mura e naturalmente con gli ultimi lembi della riva destra del Bisagno. Si pubblica inoltre un progetto più tardo per l'ampliamento verso mare delle sepolture mai attuato perché ormai si profilava quello grandioso di Staglieno.
[2] - Il Prato della Lana doveva coincdere pressapoco con Piazza della Vittoria.
[3] - Nella chiesa parrochiale di Borgo Incrociati esiste attualmente un quadro con S. Francesco non attribuibile a Bernardo Castello.





UN RICORDO


Severino Fossati

   Da fonti orali si sa che nei primi decenni del '900 e forse fino a prima della Seconda Guerra Mondiale, quando il prete andava a benedire le case nel periodo pasquale, si recava anche presso il muraglione di corso A. Saffi: pare che nessuno ne conoscesse il motivo, non ricordando che in quella zona vi era stato il cimitero.










1 commento:

  1. Complimenti per gli articoli, veramente ben fatti. Mi farebbe piacere una sua collaborazione al gruppo FB "C'Era una volta Genova" https://www.facebook.com/groups/gianfranco.curatolo/
    Cordiali saluti
    Gianfranco Curatolo

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