sabato 29 agosto 2015

LA CHIESA DI SAN PIETRO NEL BORGO DELLA FOCE… quattro secoli di storia

Daniele CAGNIN


INTRODUZIONE

Siamo giunti alla terza puntata di questo immaginario viaggio iniziato dal confine di levante della zona della Foce Antica, dove avevamo “ammirato” la chiesa dei SS. Nazario e Celso, proseguendo per una impervia crosa eravamo giunti nel luogo detto della Foce Alta nel quale era situata la chiesa di San Vito; scendendo per un’altra crosa, chiamata via del Cigno, giungiamo nel Borgo vero e proprio dell’abitato denominato Foce nel quale era collocata la cappella di San Pietro.
Oltre ad un percorso geografico, vogliamo ripercorrere in maniera cronologica, le fasi storiche che portarono alla “nascita” dell’agglomerato urbano della Foce.
Come da “tradizione consolidata” sappiamo che il “nostro quartiere” rimase disabitato fino agli inizi del secolo XV, consultando le fonti storiche tale “dato” è confermato pur se mi sembra preferibile fissare questo “episodio” nella seconda metà del XIV secolo. Fino a quest’epoca la proprietà di questa “vastità terriera” (1) apparteneva all’abbazia di Santo Stefano. Prima di questo periodo le uniche notizie riscontrate, che non ci forniscono un quadro completo degli edifici presenti e soprattutto non indicano la presenza di un insediamento abitativo tale da poter essere considerato “borgo”, possono essere considerate solo “brevi cenni”.
Queste citazioni sono state reperite consultando le fonti storiche cittadine, in modo specifico gli annalisti del Settecento, le quali sono già state utilizzate per i precedenti studi – ricerche: ho deciso di inserirle in questo nuovo lavoro per rinfrescare la mente del lettore. Nel luogo oggi chiamato “Capo Marina”, in “epoca romana” era presente un cimitero (2), nello stesso luogo, una leggenda (3) consolidatasi tra VI e VII secolo, fissa l’approdo dei SS. Martiri Nazario e Celso. Continuando a percorrere i secoli arriviamo al secolo X: nell’anno 987 la chiesa (o cappella) dei SS. Nazario e Celso è presente in una pergamena (4) riguardante il Giuspatronato dell’edificio sacro; nel periodo 920 – 940 è fissata la costruzione della Torre Saracena, diventata in seguito il campanile della chiesa dedicata ai già citati santi martiri.
Passiamo ad analizzare il secolo XI: in un atto notarile riguardante la vendita di un appezzamento di terreno viene citata la chiesa di San Vito (5). Arriviamo al secolo XII e finalmente approdiamo nella zona della Foce: in una pergamena (6) datata dicembre 1153 viene citato il mulino vicino alla foce del Bisagno (quasi sicuramente la prima “costruzione”), citato come molendinum ad fucem.
Un’ultima citazione riguarda un’errata interpretazione circa l’esatta posizione, all’inizio del XIV secolo, del palazzo di una nobile famiglia genovese: gli Zaccaria. Da quanto detto alcuni studiosi del secolo scorso, tra cui il Ferretto e il Mazzotti, ritennero che tale residenza poteva essere collocata alla Foce, interpretando, forse in maniera “frettolosa”, le parole dello storico di corte “juxta mare”, come una vicinanza alla costa: ma l’ubicazione deve essere ricercata in un altro contesto cittadino. Secondo il Barozzi (7) l’area è localizzabile nel borgo chiamato di San Vincenzo.
Dopo quanto riportato è doveroso “entrare nella storia” effettuando una piccola digressione: nel Trecento Genova, nonché tutta l’Europa, fu vittima di varie epidemie, da non dimenticare la peste nera che dimezzò la popolazione nel biennio 1348 – 1349. Per assistere questi malati furono allestite delle strutture, forse anche in tempi successivi e fuori dai centri abitati, per non trovarsi “impreparati” ad ulteriori episodi che si potessero verificare nel futuro. E’ molto probabile che l’allestimento o la costruzione, nell’area che nell’Ottocento diventerà la zona dei Cantieri Navali (forse già presenti nella prima metà del Quattrocento), del Lazzaretto della Foce possa essere avvenuta in un intervallo di tempo compreso tra il 1350 e il 1372 (o forse 1383: anno dell’ultima epidemia del secolo): quest’ipotesi è suffragata dal fatto che nel 1467 risulta antico e in rovina (8).
Provando a formulare delle ipotesi, possiamo credere che attorno a questa struttura assistenziale si possa essere formata una piccola “comunità di collaboratori” che abbia dato vita ad un primissimo nucleo abitativo: se diamo credito alla descrizione cinquecentesca del Giustiniani dobbiamo credere che la presenza di abitazioni, riferita al XV secolo, non doveva superare le otto case.
La prima “notizia storica” sulla zona della Foce è stata reperita in un atto notarile del 1448, riguardante la vendita di una casa vicino alla spiaggia nella villa Faucis Bisannij (9). E’ questo il punto di partenza per iniziare l’indagine storica sulla chiesa di San Pietro della Foce.


LA PRIMA CHIESA (secoli XV – XVI)

            Per svolgere in maniera professionale le ricerche storiche relative alle chiese genovesi del Basso Medioevo è doveroso consultare l’Illustrazione del Registro Arcivescovile (10), edito nel 1870 dallo studioso Luigi Tommaso Belgrano. Tale documento, da riferire alla tassa straordinaria imposta sulle chiese e gli altri luoghi pii dell’Arcivescovato di Genova nel 1387, per ordine del papa Urbano VI, è molto “prezioso” perché elenca tutte le chiese esistenti alla fine Trecento: la cappella di San Pietro alla Foce è esclusa da questa lista. Per tale motivo possiamo fissare la “fondazione” in un periodo compreso tra il 1387 e il 1448, anno del già citato atto notarile (11).
Le notizie relative al “primo sito” dell’edificio sacro sono molto scarse: la documentazione recuperata proviene da quattro manoscritti dell’epoca (due per il secolo XV e due per secolo XVI), i quali non forniscono una visione completa degli episodi che hanno caratterizzato la “vita” della chiesetta del borgo dei pescatori, che quasi sicuramente era edificata sulla spiaggia (12).
Esaminando i documenti a nostra disposizione, seguendo l’ordine cronologico in cui sono stati realizzati, il primo a cui fare riferimento è l’atto notarile del 1448, dal quale si deduce che la cappella (o oratorio: capella sive oratorium) era “privata”.
La famiglia che possedeva la proprietà della chiesetta era i De Credenza: per quasi un secolo ottennero una delle cariche più importanti dell’amministrazione comunale dell’epoca, il Cancellierato (13). Forse si estinsero proprio nel XV secolo: un certo Corrado è a libro paga dell’antico comune nel 1354, il figlio Antonio nel 1363, nel 1413 e ancora nel 1427, il figlio Nicolò ha la carica nel 1461; nell’atto in questione è presente un certo Tommaso.
Da un atto notarile del 1490 (14) la cappella di San Pietro risulta succursale della chiesa dei Santi Nazario e Celso: il Novella (15) ci riferisce che in quell’anno il sacerdote che aveva la “cura delle anime” del borgo della Foce, tramite concessione triennale ottenuta dal Rettore di San Nazaro, era un certo prete Domenico Bacigalupo (16).
Negli annali del Giustiniani la chiesetta è appena “segnalata”, forse la struttura non era tale da essere presa in “seria considerazione”: « …verso la marina si gionge alla piaggia nominata la Foce dove sono da otto a dieci case con la chiesiola di S. Pietro, e la piaggia è molto atta e comoda al varar delle navi» (17).
L’ultimo documento analizzato è la relazione (18) di Monsignor Bossio del 1582: in uno dei decreti veniva ordinato di demolire un altare posto allo scoperto, quindi all’esterno della cappella, altare vero quod adest sub dio diuratur.


LA SECONDA CHIESA (secolo XVII)

A circa duecento anni dalla “fondazione” della cappella di San Pietro, gli abitanti della Foce, considerato lo stato di conservazione del sito sacro (il Perasso la descrive come vecchia, picciola e indecente) (19), stabilirono di costruirne una nuova più adeguata alle mutate esigenze dell’inizio del XVII secolo.
Nel 1604 la “nuova costruzione” non era ancora ultimata: gli abitanti del Borgo non avevano le possibilità economiche per terminare il nuovo edificio sacro.
Decisero, quindi, di richiedere all’Arcivescovo di Genova l’autorizzazione” per vendere (20) la “vecchia area”: umilmente la supplicano si degni concederle che detta Capella vecchia si venda all’Incanto (21) et che il danaro, se ne aveva si debba applicare alla sodetta. L’alto prelato fece il decreto.
Nel 1650 gli abitanti della Foce (composta da settanta anime) (22) desideravano assicurarsi un sacerdote “fisso” per celebrare i “Divini Uffici”: supplicarono il Senato, perché fosse concesso il terreno per fabbricarvi l’abitazione del cappellano. Il Novella, sull’episodio, ci riferisce quanto segue: e forse da quel tempo cominciò ad esservi fisso un sacerdote, servendo sempre la chiesa come succursale a San Francesco d’Albaro, subentrata [nel 1544] a San Nazaro (23).
Sempre di questo secolo sono stati consultati, presso l’Archivio Storico della Curia Arcivescovile di Genova (24), sette manoscritti, compresi nel periodo 1630 – 1682: non riportano notizie adeguate al presente studio, ma è importante riportare l’appellativo latino dato al Borgo della Foce, Fuce extra muros Genuae.


L’ULTIMO SECOLO DI VITA (secolo XVIII)

Siamo all’ultimo capitolo di vita della Cappella della Foce “segnato” come per il resto di tutta la società dell’epoca, dall’Epoca Illuminista e dalle Soppressioni Napoleoniche; per maggiore chiarezza disporrò in elenco, in modo cronologico, i vari episodi che hanno caratterizzato il secolo in oggetto.
La chiesa risulta succursale di quella di San Francesco di Albaro, benché nel 1746 fra Paolo Antonio Gallini si “lamentava” per il fatto che a San Pietro della Foce avvi cappellano fisso, e quasi indipendente (25).
Nel 1752 (26) a lato della chiesa veniva costruito un piccolo campanile mentre nel 1756 si ingrandiva l’attigua casa del cappellano: la chiesa sorgeva poco distante dalle abitazioni dei pescatori e sulla spiaggia. Successivamente nel 1769 la chiesa veniva ampliata aggiungendo due altari “secondari”.
Il Governo della Repubblica, in modo specifico la Giunta per gli Affari Ecclesiastici, dichiarava, nel 1772, la chiesa sotto la sua protezione concedendo che venissero posti due confessionali; ne fu collocato uno soltanto con l’obbligo di porre la seguente scritta: Il confessionale è stato apposto in vigore del decreto del Serenissimo Senato del 24 marzo 1772, ed a suo beneplacito (27).
Giungiamo al tempo della Repubblica Ligure (1797) e la popolazione della Foce supplicava la competente autorità per erigere la parrocchia, ovviamente il parroco della chiesa di San Francesco d’Albaro era in disaccordo considerando la Petizione non ha un vero fondamento né di fatto, né di ragione (28). Tale “supplica” fu accolta sia dalle autorità religiose (decreto del 17 ottobre) che civili (decreto del Governo Provvisorio del 30 agosto) (29): il primo parroco fu Giovanni Benvenuto (ex frate Capuccino), della “tracciatura” dei confini (30) fu incaricato il Commissario del Lazzaretto, Francesco Boccardo.
L’anno successivo fu eletto Francesco Marciani da Camogli, il quale valutò che l’antico tempio non era più adeguato alle esigenze della popolazione e trasferì la parrocchia nella vicina chiesa di San Bernardo (chiusa dalle “leggi di soppressione”); il “trasferimento ufficiale” avvenne nel 1811 quando il Cardinale Giuseppe Spina chiedeva la chiesa direttamente a Napoleone. L’antico “sito sacro” fu trasformato in oratorio ma il giorno di Natale del 1821 subì gravissimi danni a seguito di una grandissima “catastrofe naturale”, rendendola inutile agli usi del culto, che in molti riferiscono come “furiosa mareggiata” (31), mentre altri riferiscono di un “maremoto” (32): ma non fu distrutta completamente.


LA SECONDA META’ DELL’OTTOCENTO

Sappiamo che fu in possesso di Monsignor Filippo Oneto: morto nel 1887 il fabbricato fu venduto alla “pubblica asta”. La chiesa fu trasformata in magazzino e poi in un’osteria, rimase solo una campana che per molti anni servì come “orologio pubblico” (33) del borgo.
Nel 1893 (34) la cappella perdette totalmente la sua forma: sopra la stessa chiesa si costruì una casa (35) e fu incorporata ad un fabbricato che serviva da locanda. All’inizio del secolo fu prima espropriata dal Comune (1912) e successivamente demolita (1914) a seguito del nuovo piano regolatore che stravolse l’aspetto dell’antico borgo: furono aperte le nuove strade via Casaregis e corso Italia.


LA CHIESA NELL’ICONOGRAFIA E CARTOGRAFIA GENOVESE

L’esistenza della seconda chiesa di San Pietro della Foce è confermata da alcune “prove documentarie”, tra cui il quadro di Alessandro Baratta del 1637: l’edificio appare in maniera molto semplificata e risulta orientato verso levante, come da tradizione medievale.
Nel quadro di Cristoforo Grassi, eseguito sul finire del XVI secolo ma riferito ad una visione dell’inizio del Quattrocento, non è visibile nemmeno il “primo tempio”. Anche nell’incisione del Torricelli, del secolo XVIII, la chiesa non è individuabile perché coperta dal muro di cinta del Lazzaretto: sono riconoscibili i complessi conventuali di San Vito e San Bernardo e forse il campanile della chiesa dei Santi Nazario e Celso.
In una mappa (36) del 1748 è presente l’indicazione di una chiesa, ma non è specificato se si tratta di San Pietro o San Bernardo. La prima “rappresentazione grafica” in cui è evidenziata in maniera precisa la chiesa è la mappa del Catasto Napoleonico nella quale, nel “mappale relativo”, è esplicitamente scritto Eglise de Saint Pierre.




Figura 1: Posizione (in rosso) dell’antica chiesa di San Pietro nella pianta moderna

NOTE
INTRODUZIONE
1          CF. LUIGI TOMMASO BELGRANO, Atti Società Ligure di Storia Patria: «Cum decimis et primiciis ad supradictam Ecclesiam pertinentibus, per fines et spacia locorum a flusio Vesano usque rivo Vernazola et a via publica usque in mare».
CF. Manoscritto Biblioteca Universitaria, N° 255, Miscellaneo di scritture ecclesiastiche: «Domenicalij, quae ipsi qui abitavi, et habitaverint in Civitate Januae et in Burgo, et in Castro, in praesentibus quod in futuris temporibus a flumine Besagni usque flumen Sturlae».
2          PIERO BARBIERI, Forma Genuae, Genova 1937, TAV. 5.
3          DANIELE CAGNIN, Storia della leggenda dei SS. Martiri Nazario e Celso, novembre 2014, (http/anticafoce.blogspot.it).
4          LUIGI TOMMASO BELGRANO, Atti Società Ligure di Storia Patria, VOL. II, p. 27, Genova 1871.
5          Cartario Genovese, in Atti della Società Ligure di Storia Patria,Vol. II – parte Iª, Genova 1870, p. 182.
6          A.S.G., Archivio Segreto – Santo Stefano, n° generale d’ordine 1509, documento 88: Sentenza di Oberto Cancellario, Ido Gontardo, Giovanni Malocello, Consoli e Giudici di Genova, con cui dichiarano contro le pretese di Alvernario Giordano, Lanfranco Scalzavegia, Federico di Fredolando, che l’ottava parte del mulino che trovasi alla Foce del Bisagno appartiene al Monastero di Santo Stefano.
7          PIETRO BAROZZI, Momenti di Geografia Storica Genovese, Genova 2000, pp. 103 – 112.
8          PAOLO NOVELLA, L’antica chiesa di San Pietro in La Settimana Religiosa Anno 1931, p. 472. ANGELO REMONDINI, Le Parrocchie suburbane, Genova 1882, p. 93.
Sembra poco probabile (o comunque non verificata), una notizia (tratta dalla rete telematica) che pone la costruzione del Lazzaretto nel XIII secolo.
9          In un successivo atto del 1449 è nuovamente citata villa Faucis Bisannij (forse l’etimologia del nome Faucis è da intendere come “passaggio angusto”), ulteriormente in altro atto dell’11 maggio 1474, risulta come villae Fucis Bisannae: è curioso sottolineare come nell’arco di venticinque anni il nome “cambia”.
LA PRIMA CHIESA
10        L. T. BELGRANO, Illustrazione del Registro Arcivescovile in Atti Società Ligure di Storia Patria, VOL. II, Genova 1870.
11         ANDREA DE CAIRO, Venditio 23 ottobre 1448, filza 4 (A.S.G., Notai Antichi, filza – n° generale d’ordine 784, atto n° 272).
12        Le case erano costruite sulla spiaggia che era un po’ sopraelevata rispetto al bagnasciuga: a causa dello scalino naturale che compare nelle spiagge sassose, dovuto all’azione delle onde del mare in burrasca che accumulano le pietre. Questo scalino è raramente superato dal mare, solo con l’azione del vento l’acqua riesce a salirvi ed è forse la ragione per cui su questa spiaggia, nonostante fosse ridotta, si sono costruite navi, in quanto si riteneva che il cantiere fosse al sicuro dai marosi. (CF. SEVERINO FOSSATI, Borgo della Foce).
13        FRANCESCA MAMBRINI, Strategie cancelleresche e strategie di potere nella Genova trecentesca: il Liber Iurium II, Genova 2008.
14        ANDREA DE CAIRO, Locatio 5 gennaio 1490, filza 45 (A.S.G., Notai Antichi, filza – n° generale d’ordine 825, atto n° 6).
CF. Manoscritto Biblioteca Universitaria, N° 255, Miscellaneo di scritture ecclesiastiche.
15        P. NOVELLA, L’antica chiesa di San Pietro, p. 472.
16        Leggendo attentamente il già citato atto del 1490 si deduce che un certo Francesco Bacigalupo è curato della chiesa di Santa Maria; consultando un ulteriore atto notarile, datato 23 agosto 1491 (BALDASSARRE DE CORONATO, Atto n° 406, A.S.G. Notai Antichi, filza – n° generale d’ordine 1152 bis), il presbitero Francesco Bacigalupo risulta curato della chiesa dei Santi Nazario e Celso. L’incongruenza riscontrata nello scritto del Novella (vedi nota precedente), può essere spiegata con un “refuso” commesso confondendo il nome del rettore della chiesa dei Santi Nazario e Celso che è un certo Domenico Valetaro o Vaccaro.
17        AGOSTINO GIUSTINIANI, Annali della Repubblica Genovese, ms. 1537 riveduto dallo Spotorno nel 1846, p. 82 (B.B.G., F.V. Gen B 308/309).
18        FRANCESCO BOSSIO, Liber Visitationum, c. 234 verso (A.S.G., Manoscritti – N° 547).
LA SECONDA CHIESA
19        PERASSO NICOLO’, “Memorie e notizie di chiese ed opere pie di Genova”, manoscritto 1770 ca, c. 94 (A.S.G., Manoscritti, N° 844).
20        Fu venduto ad un certo Giovan Maria Masucchi per un importo di 560 genovini dell’epoca il 22 luglio 1604 a rogito del Notaio Marco Antonio Molfino: l’atto in questione non è stato verificato (A.S.G., Notai Antichi, N° 4060).
21        Vendita all’incanto: vendita pubblica di oggetti privati che vengono aggiudicati al miglior offerente.
22        Descrizione dei Luoghi Terre appartenenti alla Serenissima Repubblica di Genova con dichiarazione degli introiti ed esiti spettanti alla medesima1629 (A.S.G., Manoscritti - N° 218, c. 114).
23        P. NOVELLA, L’antica chiesa di San Pietro, p. 472.
24        A.S.C.A., Scatola Foce, N° 119 (vecchia numerazione 39).
L’ULTIMO SECOLO DI VITA
25        A. REMONDINI, Le Parrocchie suburbane, p. 89.
26        Idem; CF. P. NOVELLA, L’antica chiesa di San Pietro, p. 472.
27        Idem, p. 90.
28        LAGOMARSINO, Collezione e notizie intorno alle chiese di Genova, manoscritto fine XVIII secolo, c. 369 (A.S.G., Manoscritti - N° 550).
29        La notizia non è stata reperita nei documenti presenti all’Archivio di Stato.
30        I confini della nuova parrocchia erano i seguenti: a ponente il Bisagno, a levante la salita del Pino e a nord la piazza Pareto (CF. Breve istoria della chiesa di San Pietro alla Foce in Il Secolo XIX, 10 febbraio 1938).
31        CASALIS GOFFREDO, Dizionario Geografico Statistico Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, p. 480.
A. REMONDINI, Le Parrocchie suburbane, p. 89.
OTTONELLI GIULIO, Vedute e descrizioni della vecchia Genova, Genova 1973, p. 40.
32        P. NOVELLA, L’antica chiesa di San Pietro, p. 472.
«La terribile tempesta che durò fino al giorno 27 fu una delle più spaventevoli e dannose ricordate dagli annalisti. Le onde – dicono costoro – salivano fin sui tetti delle case anche le più alte, poste in vicinanza della ripa». (LAZZARO DE SIMONI, Le Chiese di Genova, p. 167).
LA SECONDA META’ DELL’OTTOCENTO
33        Nel corpo principale presso l’angolo nord – ovest havvi una piccola torre con orologio, della quale per concessione a titolo precario fatto dal fu Monsignor Oneto, ne ha l’accesso e l’uso l’amministrazione comunale per regolare e mantenere l’orologio che ivi si trova per comodo del pubblico. (Notaio Benedetto Bagnasco, Volume 42, atto n° 47 – A.S.G., Notai IIIª sezione Genova, N° 2754).
34        A. REMONDINI, Le Parrocchie suburbane, p. 93.
35        Catasti - Foglio 75 - Mappale 3091 (A.S.G., Mappe N° 216).
LA CHIESA NELL’ICONOGRAFIA E CARTOGRAFIA GENOVESE
36        Stato della Repubblica di Genova, da Genova Voltri a Genova Quarto (A.S.G., Fondo Cartografico, GENOVA 16, busta 7 – nº 318).




BIBLIOGRAFIA
ALIZIERI FEDERICO, “Guida Artistica per la cittá di Genova”, Genova 1846 e 1875.
Atti Società Ligure di Storia Patria
BARBIERI PIERO, “Forma Genuae”, Genova 1937;
BAROZZI PIETRO, “Momenti di Geografia Storica Genovese”, Genova 2000.
BOSSIO FRANCESCO, “Liber Visitationum”, manoscritto 1582.
CAPINI ANITA GINELLA, LUCCHINI ARONICA ENRICA, BUSCAGLIA MARIA GIULIANA, “Immagini di Vita tra terra e mare – la Foce in età moderna e contemporanea (1500 – 1900)”, Genova 1973.
CASALIS GOFFREDO, “Dizionario Geografico Statistico Commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna”, (anche in formato digitalizzato)
DE SIMONI LAZZARO, “Le Chiese di Genova”, Genova 1948.
GIUSTINIANI AGOSTINO, “Annali della Repubblica Genova”, Genova 1537 (riedizione del 1846).
LAGOMARSINO, “Collezione e notizie intorno alle chiese di Genova”, manoscritto secolo XVIII.
NOVELLA PAOLO, “Settimana Religiosa”, Anni: 1931.
OTTONELLI GIULIO, Vedute e descrizioni della vecchia Genova, Genova 1973.
PERASSO NICOLO’, “Memorie e notizie di chiese ed opere pie di Genova”, manoscritto 1770 ca.
PODESTA’ FRANCESCO, “Escursioni Archeologiche in Bisagno”, Genova 1897.

REMONDINI ANGELO, “Parrocchie Suburbane di Genova”, Genova 1882.

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