sabato 21 dicembre 2019

TRASLOCO D'ALTRI TEMPI...

 "IL LAVORO", settembre 1937
(Dalla pagina facebook "C'era una volta Genova"



Post di Daniele Cagnin


lunedì 16 dicembre 2019

LA FOCE NEL SEICENTO

(dalla pagina Facebook "C'era una volta Genova")

Questo dipinto del pittore olandese Guilliam van Deynum (1), che ritrae l'Arciduca d'Austria e Margherita d'Austria in occasione di un ricevimento in Albaro (1607), ci dà un'interessante rappresentazione della Foce, molto probabilmete vista da una delle ville nobiliari della zona e potrebbe anche aver dato ispirazione ad Alessandro Magnasco per il suo noto quadro.



1) Guilliam Van Deynum (Anversa 1575 ca. - Bruxelles 1624) arrivò a Genova nel 1602 in compagnia di due fratelli, uno dei quali si chiamava Antoni, mentre dell'altro il nome non è stato conservato. Deve aver raggiunto presto il successo mentre dipingeva un ritratto del doge locale Agostino Doria seduto su un trono con la sua famiglia non molto tempo dopo il suo arrivo. È noto che fu vittima di un assalto nel 1606 e che nel 1607 fu incarcerato per mancato pagamento in un caso riguardante la sua attività di commerciante d'arte. Il Ritratto di una donna genovese in abito nero (Palazzo Bianco - Genova) del 1610 è l'ultimo dipinto datato attribuito al periodo della sua residenza a Genova. Si ritiene sia rimasto a Genova fino al 1613. 

domenica 17 novembre 2019

IL GROSSO DEI MILLE SI IMBARCO' ALLA FOCE



Gian Carlo Moreschi

Abito alla Foce da sempre e da molti anni mi sono appassionato alla sua storia e ho potuto “scoprire” la centralità della Foce nella vicenda della Spedizione dei Mille.
Il vedere riconoscere (soprattutto a partire dal 2009) questo grande torto della storiografia ufficiale è stato indubbiamente piacevole. Tanti potranno ritenere questa affermazione priva di sostegno storico ma in realtà vi sono ben cinque riferimenti a confermarla. Eccoli.
Giuseppe Cesara Abba, uno dei Mille, nel suo Da Quarto al Volturno, descrivendo la ricerca di una madre del figlio garibaldino per convincerlo a non partire, dice «corse di qua, di là, da Genova alla Foce, dalla Foce a Quarto, chiedendo, pregando, e tanto fece che lo trovò». Questo ad indicare come questi due luoghi fossero i punti di concentramento dei volontari.
Raffaele Rubattino, armatore delle due navi “Piemonte” e “Lombardo” in una lettera afferma: «Alla domenica mattina mi svegliano e mi dicono che nella notte erano stati presi in porto due nostri vapori, il Lombardo e il Piemonte; che erano partiti con circa 1000 persone, che si erano imbarcate fuori dal porto alla Foce».
Federico Donaver, storico genovese, nel suo Spedizione dei Mille riferisce: «Assestate le cose a bordo, accese le macchine, verso le 2 antimeridiane del 6 vapori si staccarono, il Lombardo a rimorchio del Piemonte, perché in quello la macchina non funzionava ancora regolarmente, e uscirono dal porto senza trovare incagli di sorta. Fuori da porto s’imbatterono in una barca sulla quale era Garibaldi che impaziente era venuto loro incontro e salì a bordo del Piemonte, poi dalla Foce in su trovarono molte barcaccie nelle quali erano volontari, il carbone, le provviste, delle armi e delle munizioni, imbarcando ogni cosa. Arrivarono finalmente rimpetto a Quarto, dove si avvicinarono quanto era possibile alla spiaggia per imbarcare il grosso della spedizione e lo stato maggiore della stessa».
Nino Bixio, nel suo Diario, scrive: «Alla Foce uomini 150, Bogliasco 20, Villa 120», facendo probabile riferimento a Villa Spinola.
I pescatori della Foce, infine, per il Cinquantenario della Spedizione, ritennero di apporre una targa commemorativa che ora si trova sulla Casa dei Pescatori in prossimità del ristorante nella omonima via.
Il perché in realtà si sia voluto enfatizzare Quarto, lasciando la Foce nell’oblio, solo gli storici potranno dirlo. Ristabilire la verità potrebbe essere un valido inizio.
Articolo già presente sul Secolo XIX del 7 gennaio 2010

domenica 13 ottobre 2019

PRESENTAZIONE





A FORMA FOXE 

Armando Fossati

IL volume ha come fondamento il materiale storico raccolto in preparazione delle tre conferenze annuali sul quartiere Foce (Genova), tenute dagli autori presso la Sala Consiliare del Municipio Medio Levante:

1. Dall'inizio dell'Era cristiana fino al Seicento;
2. Settecento - Ottocento;
3. Prima metà del Novecento.

Nel volume viene mantenuta la medesima divisione in tre parti. La terza parte purtroppo è rimasta incompleta.

Ritengo importante, prima di tutto, sottolineare la serietà scientifica del metodo di indagine utilizzato dagli autori di questo lavoro. A conferma di questo è sufficiente quanto segue:

1) Si segnala una nutrita presenza di note a fondo pagina, che trovano riscontro in una ricca Bibliografia; tutto questo mette in evidenza la scrupolosità del lavoro di ricerca e soprattutto    l'impegno paziente nel metodo di studio degli autori; le citazioni delle fonti del resto sono sempre      puntuali ed appropriate.

2) Il "corredo" di foto, riferibili a documenti autentici (Piante, incisioni, Mappe, Progetti e Piani      Regolatori, Dipinti ecc.), e la stesura di 8 Tavole, sono un segno della volontà di chiarire e                  confermare ulteriormente quanto affermato nel testo.

3) La passione con cui gli autori hanno lavorato non ha mai preso il sopravvento sulla base            scientifica: ben poco spazio è stato concesso ai voli di fantasia, in una materia che, specialmente          nella prima parte, si presterebbe invece a questo errore di metodo.

4) Un ulteriore segnale di serietà è dato da quelle parole che troviamo nell'Introduzione a pag. 10: l'avvertenza che il volume non può essere inteso come depositario di una "verità rivelata", ossia di    conclusioni definitive, ma deve essere preso come un "buon punto di partenza" per chi voglia            ulteriormente discuterne ed approfondire, proseguendo così nelle ricerche.

Indubbiamente in questo volume non mancano gli spunti per ulteriori sviluppi: direi, anzi, che uno dei pregi del lavoro è proprio la sua "apertura" verso il dibattito, la discussione: insomma, gli autori offrono al lettore un "materiale" storico ricco di suggerimenti utili ed interessanti.

Non si tratta certo di un libro di facile lettura; infatti gli autori hanno cercato in tutti i modi di evitare la tentazione di scrivere una storia romanzata, che forse avrebbe esercitato un fascino maggiore sul lettore, a scapito però della credibilità storica. I singoli documenti, i fatti storici, le riflessioni degli autori sono presentati in uno stile essenziale ed asciutto, a volte perfino un po' scarno, che dimostra la ferma intenzione di attenersi ai fatti concreti.

A giudizio mio personale, per capire a fondo la validità dell'opera, è necessario leggerla e rileggerla più volte, al fine di cogliervi un filo conduttore. A questo proposito, occorre precisare che il lettore rischia di arrivare alla fine della lettura con l'impressione della frammentarietà dell'opera, perdendo così la visione d'insieme della storia. Questa impressione è più evidente per la prima parte; ciò si spiega con il fatto che i documenti a disposizione per i secoli più lontani da noi sono, fino ad oggi, inevitabilmente scarsi. Inoltre, sempre riguardo alla prima parte, vale quanto affermato nella conclusione delle riflessioni sull'etimologia della parola "Foce": nel periodo più antico e nel periodo medievale "la zona dell'attuale Foce non era ancora formata geologicamente: non esisteva!", ossia non era ancora classificabile come insediamento urbano. Pertanto gli autori, per la stesura della prima parte, non potevano che citare cronologicamente i rari documenti storici a disposizione, limitandosi ad un commento storico ragionato su ciascuno di questi.
Se vogliamo individuare la Foce come Borgo o quartiere abitativo, dobbiamo attendere il secolo XV. I documenti a disposizione sembrano dimostrare che in tale secolo, e cioè verso la fine del Basso Medioevo, sia oggi possibile ipotizzare la graduale formazione di un Borgo della Foce, cioè di un primo insediamento urbano.

L'elemento che, a mio giudizio, fa da filo conduttore di questo volume sta nei criteri e nel metodo utilizzati nella ricerca: esso consiste nel voler evidenziare la presenza dell'uomo sulla base di categorie ben precise, che si ripetono per ogni epoca: mi riferisco all'attenzione che gli autori rivolgono ai segni della presenza umana: edifici e centri religiosi, costruzioni, sistema viario, opere militari, insediamenti abitativi, attività economiche, rilevabili in misura molto rara e discontinua nella prima parte, ma via via sempre più intensa nei periodi successivi, fino al Novecento.

Questa costante "sete" di conoscere la storia di un quartiere, attraverso la testimonianza delle attività umane e la verifica ragionata dell'attendibilità delle fonti, conferisce alla pubblicazione una sua apprezzabile unità, che però può essere colta dal lettore soltanto attraverso una lettura accurata ed attenta di tutte le pagine.

A questo punto vorrei concludere con un'osservazione finale, che nasce spontanea dopo la lettura attenta di questo libro: la prudenza e quasi il timore di sconfinare nel fantasioso e nel romanzesco inducono gli autori ad affrontare scrupolosamente la ricostruzione storica ed a formulare ipotesi ma, nello stesso tempo, a lasciare spazio a possibili ipotesi diverse. Credo che questa sia la posizione corretta del ricercatore onesto.

30/09/2019

sabato 15 giugno 2019

LA MADONNA DELLA FOCE

Alla Foce molti ricordano che in Via San Pietro della Foce, un breve tratto di strada tra Via Cravero e Via Casaregis, in una nicchia sulla facciata del palazzo verso sud, c'era una nicchia con una statuetta della Madonna. Per alcuni anni del dopoguerra, fin verso la fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, quella Madonnina guardava la piccola cappella della Parrocchia dei Santi Pietro e Bernardo che, modestamente allestita in un garage, funzionava come luogo di culto per i fedeli della zona.
Un giorno, purtroppo quella Madonnina è sparita per colpa di ignoti... Per fortuna, un benefattore che vuole conservare l'anonimato, si è impegnato a far realizzare  dalla brava ceramista Anna Dufour una nuova bella statuetta che è stata benedetta, con una breve cerimonia a cui hanno partecipato molti fedeli, da padre Venanzio M. Ramassa il 18 maggio 2019.






domenica 2 giugno 2019

LA FOCE DURANTE IL BOMBARDAMENTO NAVALE FRANCESE DEL 1684

Edoardo Maragliano




Guardando questa bella foto che riproduce la spiaggia del Borgo della Foce dove tutto ci conduce ad un sentimento di serena operosità, sarebbe difficile credere che in una notte del 1684 vi si sia svolto un cruento scontro tra marinai sbarcati da una scialuppa dell’equipaggio francese e popolani del borgo stesso.
Anche se poco credibile questa è una storia vera che deve essere inserita nel suo contesto.
I fatti a cui ci si riferisce sono i seguenti:
Da un po’ di tempo il re di Francia Luigi XIV cercava un qualsiasi pretesto per interferire nei commerci e nella vita pubblica di Genova, cui voleva imporre la propria volontà. Le provocazioni divennero sempre più tracotanti, finché sfociarono nella richiesta di disarmare quattro galee appena costruite e nell’esigere la creazione di un grande deposito di sale gestito dalla Francia, ben sapendo che questo rappresentava uno dei maggiori cespiti di guadagno della nostra Repubblica.
Genova, di fronte a questa imposizione, non si piegò e così in una sera del Maggio 1684, ben 160 galeoni francesi si schierarono dalla Lanterna alla Foce. Un secco ultimatum venne inviato alla città: soddisfare le richieste o vedere Genova completamente distrutta. Le richieste furono orgogliosamente respinte: la reazione francese fu immediata.
Dei seimila edifici che componevano la città, ne furono colpiti duemila, di questi circa mille andarono completamente distrutti. Il Maggior Consiglio respinse le richieste, dicendo che Genova non trattava sotto il fuoco nemico. Il bombardamento allora riprese fino a che tutte le munizioni si esaurirono: le bombe sparate furono 13.300.
Tutto questo racconto, da cui vien fuori come le autorità si fossero mostrate all’altezza dell’orgoglio della Superba, non tiene conto però del meritorio comportamento del popolo cui si deve l’aver impedito ai francesi di giungere sulla terra ferma. Essi, infatti, col favore delle tenebre sbarcarono sulla spiaggia della Foce. Le fonti ci dicono che furono proprio i pescatori e i bisagnini della Foce a sbaragliare i “nemici” che si diedero ad un precipitoso reimbarco, lasciando un buon numero di morti sulla spiaggia. Lo stesso comandante delle operazioni, il marchese di Ambreville, se ne fuggì, dopo essere stato raggiunto da un colpo di moschetto alla coscia.
NOTA (Cfr. A Forma Foxe – 1ª parte – , anticafoce.blogspot.com – ottobre 2017)
I danni più rilevanti subiti nella zona della Foce furono i seguenti:
Oratorio della Foce: l’edificio subì alcuni danni strutturali e probabilmente la perdita dell’archivio.
Chiesa di San Vito: dopo il bombardamento la chiesa necessitava di un urgente restaurato; la situazione fu parzialmente risolta, nel 1690, dal priore del convento di Santa Maria di Castello, Vincenzo Acquarone.
Chiesa di San Bernardo: i danni più ingenti furono riscontrati nel campanile.
FONTI DOCUMENTARIE
MICHELANGELO DOLCINO, Storia di Genova, Ed. Pirella 2003