Francesco Boero
(Bauer)
O BESAGNO
Anche se ci sono altre ipotesi, è abbastanza probabile che il toponimo Foce sia da mettere in relazione con il fatto che nella zona sfocia in mare il torrente Bisagno, che nasce a circa 30 km a valle nella zona della Scoffera sull'Appennino Ligure e che scende con regime molto incostante lungo una valle che nella zona pianeggiante (Borgo Incrociati) raggiungeva anche i 400 metri di ampiezza.
Verso la metà dell'Ottocento inizia l'opera di arginatura per sottrarre ampi spazi del greto.Queste spese di arginatura venivano ripartite tra i comuni interessati, che, oltre a Genova, erano quelli di Staglieno, Marassi, San Fruttuoso, san Francesco d'Albaro e della Foce. Alle spese concorrevano anche la Provincia di Genova e il Genio Militare, ente particolarmente coinvolto, in quanto il Bisagno rappresentava anche un confine difensivo, essendo un naturale ostacolo all'avanzata di truppe da levante. Dopo l'annessione dei comuni limitrofi è Genova che decide riguardo al Bisagno: la prima proposta elaborata dagli uffici tecnici comunali prevedeva la deviazione del corso d'acqua, che avrebbe dovuto essere incanalato poco a monte di Borgo Incrociati per indirizzarlo verso piazza Tommaseo, recentemente costruita, per essere poi condotto al mare a sfociare sotto alla chiesa di San Pietro. In questo modo l'alveo del Bisagno sarebbe stato libero per la costruzione di molti nuovi caseggiati, mentre sarebbero rimaste le precedenti fortificazioni militari.
Nel febbraio del 1874 viene predisposto un piano per la demolizione di queste fortificazioni, essendosi spostato il confine comunale a seguito dell'annessione dei comuni di levante, pur prevedendo di lasciare all'esercito una grande piazza d'armi sulla riva destra, a valle del ponte Pila fin sotto alle mura del Prato.
Negli anni seguenti prende l'avvio l'elaborazione del piano regolatore (Piano delle Frazioni) che verrà approvato nel 1877, mentre qualche anno dopo (1884) inizierà la demolizione delle Fronti Basse, cioè delle fortificazioni nella sponda destra del Bisagno, che vengono sostituite da due tagliate molto profonde, una, la tagliata di Montesano, a monte della ferrovia, l'altra fra le mura del Prato, da cui prende nome, e la sponda destra del Bisagno, oltre ad un bunker sotto porta Pila, provvisto di numerose feritoie da cui si poteva sparare su chi tentasse di risalire il torrente tra le due tagliate.
Ormai serve anche un nuovo ponte, soprattutto per collegare con una linea tramviaria, via XX Settembre con via Minerva (oggi corso Buenos Aires). Per questo nel 1892 viene progettato il ponte Bezzecca, anche in vista delle celebrazioni del quarto centenario della scoperta dell'America, per festeggiare la quale si pensa di realizzare una grande esposizione proprio sulla spianata del Bisagno.
Intanto si provvede ad effettuare una nuova mappa catastale che sarà disponibile nel 1903.
Nel frattempo si pensa di abbassare il Ponte Pila, che sovrastava gli argini, per cui dal 1887 in poi verranno abbassati di circa due metri e mezzo sia il ponte Pila che l'intero tracciato di via Minerva, portando la quota allo stesso livello della riva sinistra.
A valle del nuovo ponte Bezzecca vengono realizzate arginature che, tra il 1893 e il '96, permettono di ricavare un'ampia strada sulla riva sinistra fra ponte Pila in direzione del cantiere Odero della Foce.
Negli anni successivi si inizia a parlare di copertura del Bisagno, Il primo progetto viene presentato nel 1905 dall'ingegnere Giuseppe Cannovale che prevede di costruire otto condotti in cemento armato, perfettamente allineati, fra il ponte Pila e la foce del torrente. Il progetto prevede un'aiuola, da ricavarsi con riporto di terreno fertile sopra al condotto centrale, mentre sui condotti d'argine dovrebbero poggiare i portici dei palazzi che si prevede saranno costruiti.
In questo momento, però, il Comune è alle prese con la vertenza in corso con il Genio Militare riguardo al pagamento dei lavori di demolizione delle Fronti Basse, che verrà risolta solo nel 1906 con un compromesso.In quell'anno perviene al Comune un secondo progetto per la copertura del Bisagno, redatto dall'ingegnere Benvenuto Pesce Maineri. E' un progetto diverso, in quanto prevede la rettifica dell'alveo dalla ferrovia al mare, con la costruzione di una strada, al di sopra,
Per poter decidere quale sia la soluzione migliore, il Comune nomina una commissione che trascina per le lunghe i lavori, anche perché in quel momento appare molto più interessante il Piano di Albaro.
Intanto nella spanata adiacente al torrente il meccanico Bartolo Uliana, un veneto trasferitosi a Genova, tenta nel gennaio del 1908 esperimenti di volo col suo aereo a due motori, partendo da una pista di 200 metri: i risultati non sono buoni e il meccanico attribuisce il suo insuccesso alla limitatezza della pista.
Il 7 luglio dello stesso anno l'intera piana del Bisagno verrà invasa da una terribile alluvione.
Poco dopo perviene al Comune un terzo progetto per la copertura del Bisagno, ad opera di tre ingegneri: Canepa, Fantoli e Inglese, che presentano il loro progetto al sindaco Gerolamo Da Passano, in cui si ipotizza la realizzazione di un canale a tre fornici.
Ci sono nel frattempo altri progetti, come quello di Benvenuto Pesce che nel 1912 propone un viadotto ferroviario sul Bisagno, mentre Carlo Pfaltz nel 1907 aveva proposto di realizzare una Ferrovia Economica Sotterranea che attraversasse il Bisagno con un ponte analogo a quello della Ferrovia Orientale e sistemato dapprima in asse con via Tommaso Invrea, poi con via Antiochia.
Nel 1914 si inizia a costruire nuovi caseggiati di tipo popolare sulla sponda sinistra del torrente Bisagno, a fianco del cantiere Odero. Contemporaneamente viene rimosso il conoide che ostruisce la foce del torrente, per evitare esondazioni.
I lavori di sistemazione riprendono solo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e nel 1919 viene approvato il grandioso progetto di sistemazione del Bisagno. I lavori iniziano un paio di anni dopo, restringendo l'alveo del torrente a monte di ponte Pila per dare forma regolare a piazza Verdi e poi a piazza della Vittoria, dove verrà inaugurato il monumento ai caduti della Grande Guerra il 31 maggio 1931.
Nel marzo del 1929 vengono iniziati i lavori per la copertura definitiva, a partire dal ponte della ferrovia. Il progetto è degli uffici comunali, guidati dagli ingegneri Parodi e Martinengo, e la realizzazione della ditta Garbarino & Sciaccaluga che impiega circa 300 operai. A ottobre del 1929 la copertura è completata fino a ponte Pila, per cui è possibile attraversare il Bisagno con veicoli anche sull'asse di via Tommaso Invrea, mentre prima c'era solo una passerella pedonale. Nel 1931 la copertura arriva fino a un centinaio di metri a valle del ponte Bezzecca e già sono state poste le aiuole erbose.L'opera durerà sette anni e si concluderà nel 1936 con la saldatura tra le due sponde nei pressi della foce del torrente.
Verso la metà dell'Ottocento inizia l'opera di arginatura per sottrarre ampi spazi del greto.Queste spese di arginatura venivano ripartite tra i comuni interessati, che, oltre a Genova, erano quelli di Staglieno, Marassi, San Fruttuoso, san Francesco d'Albaro e della Foce. Alle spese concorrevano anche la Provincia di Genova e il Genio Militare, ente particolarmente coinvolto, in quanto il Bisagno rappresentava anche un confine difensivo, essendo un naturale ostacolo all'avanzata di truppe da levante. Dopo l'annessione dei comuni limitrofi è Genova che decide riguardo al Bisagno: la prima proposta elaborata dagli uffici tecnici comunali prevedeva la deviazione del corso d'acqua, che avrebbe dovuto essere incanalato poco a monte di Borgo Incrociati per indirizzarlo verso piazza Tommaseo, recentemente costruita, per essere poi condotto al mare a sfociare sotto alla chiesa di San Pietro. In questo modo l'alveo del Bisagno sarebbe stato libero per la costruzione di molti nuovi caseggiati, mentre sarebbero rimaste le precedenti fortificazioni militari.
Nel febbraio del 1874 viene predisposto un piano per la demolizione di queste fortificazioni, essendosi spostato il confine comunale a seguito dell'annessione dei comuni di levante, pur prevedendo di lasciare all'esercito una grande piazza d'armi sulla riva destra, a valle del ponte Pila fin sotto alle mura del Prato.
Negli anni seguenti prende l'avvio l'elaborazione del piano regolatore (Piano delle Frazioni) che verrà approvato nel 1877, mentre qualche anno dopo (1884) inizierà la demolizione delle Fronti Basse, cioè delle fortificazioni nella sponda destra del Bisagno, che vengono sostituite da due tagliate molto profonde, una, la tagliata di Montesano, a monte della ferrovia, l'altra fra le mura del Prato, da cui prende nome, e la sponda destra del Bisagno, oltre ad un bunker sotto porta Pila, provvisto di numerose feritoie da cui si poteva sparare su chi tentasse di risalire il torrente tra le due tagliate.
Ormai serve anche un nuovo ponte, soprattutto per collegare con una linea tramviaria, via XX Settembre con via Minerva (oggi corso Buenos Aires). Per questo nel 1892 viene progettato il ponte Bezzecca, anche in vista delle celebrazioni del quarto centenario della scoperta dell'America, per festeggiare la quale si pensa di realizzare una grande esposizione proprio sulla spianata del Bisagno.
Intanto si provvede ad effettuare una nuova mappa catastale che sarà disponibile nel 1903.
Nel frattempo si pensa di abbassare il Ponte Pila, che sovrastava gli argini, per cui dal 1887 in poi verranno abbassati di circa due metri e mezzo sia il ponte Pila che l'intero tracciato di via Minerva, portando la quota allo stesso livello della riva sinistra.
A valle del nuovo ponte Bezzecca vengono realizzate arginature che, tra il 1893 e il '96, permettono di ricavare un'ampia strada sulla riva sinistra fra ponte Pila in direzione del cantiere Odero della Foce.
Negli anni successivi si inizia a parlare di copertura del Bisagno, Il primo progetto viene presentato nel 1905 dall'ingegnere Giuseppe Cannovale che prevede di costruire otto condotti in cemento armato, perfettamente allineati, fra il ponte Pila e la foce del torrente. Il progetto prevede un'aiuola, da ricavarsi con riporto di terreno fertile sopra al condotto centrale, mentre sui condotti d'argine dovrebbero poggiare i portici dei palazzi che si prevede saranno costruiti.
In questo momento, però, il Comune è alle prese con la vertenza in corso con il Genio Militare riguardo al pagamento dei lavori di demolizione delle Fronti Basse, che verrà risolta solo nel 1906 con un compromesso.In quell'anno perviene al Comune un secondo progetto per la copertura del Bisagno, redatto dall'ingegnere Benvenuto Pesce Maineri. E' un progetto diverso, in quanto prevede la rettifica dell'alveo dalla ferrovia al mare, con la costruzione di una strada, al di sopra,
Per poter decidere quale sia la soluzione migliore, il Comune nomina una commissione che trascina per le lunghe i lavori, anche perché in quel momento appare molto più interessante il Piano di Albaro.
Intanto nella spanata adiacente al torrente il meccanico Bartolo Uliana, un veneto trasferitosi a Genova, tenta nel gennaio del 1908 esperimenti di volo col suo aereo a due motori, partendo da una pista di 200 metri: i risultati non sono buoni e il meccanico attribuisce il suo insuccesso alla limitatezza della pista.
Il 7 luglio dello stesso anno l'intera piana del Bisagno verrà invasa da una terribile alluvione.
Poco dopo perviene al Comune un terzo progetto per la copertura del Bisagno, ad opera di tre ingegneri: Canepa, Fantoli e Inglese, che presentano il loro progetto al sindaco Gerolamo Da Passano, in cui si ipotizza la realizzazione di un canale a tre fornici.
Ci sono nel frattempo altri progetti, come quello di Benvenuto Pesce che nel 1912 propone un viadotto ferroviario sul Bisagno, mentre Carlo Pfaltz nel 1907 aveva proposto di realizzare una Ferrovia Economica Sotterranea che attraversasse il Bisagno con un ponte analogo a quello della Ferrovia Orientale e sistemato dapprima in asse con via Tommaso Invrea, poi con via Antiochia.
Nel 1914 si inizia a costruire nuovi caseggiati di tipo popolare sulla sponda sinistra del torrente Bisagno, a fianco del cantiere Odero. Contemporaneamente viene rimosso il conoide che ostruisce la foce del torrente, per evitare esondazioni.
I lavori di sistemazione riprendono solo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e nel 1919 viene approvato il grandioso progetto di sistemazione del Bisagno. I lavori iniziano un paio di anni dopo, restringendo l'alveo del torrente a monte di ponte Pila per dare forma regolare a piazza Verdi e poi a piazza della Vittoria, dove verrà inaugurato il monumento ai caduti della Grande Guerra il 31 maggio 1931.
Nel marzo del 1929 vengono iniziati i lavori per la copertura definitiva, a partire dal ponte della ferrovia. Il progetto è degli uffici comunali, guidati dagli ingegneri Parodi e Martinengo, e la realizzazione della ditta Garbarino & Sciaccaluga che impiega circa 300 operai. A ottobre del 1929 la copertura è completata fino a ponte Pila, per cui è possibile attraversare il Bisagno con veicoli anche sull'asse di via Tommaso Invrea, mentre prima c'era solo una passerella pedonale. Nel 1931 la copertura arriva fino a un centinaio di metri a valle del ponte Bezzecca e già sono state poste le aiuole erbose.L'opera durerà sette anni e si concluderà nel 1936 con la saldatura tra le due sponde nei pressi della foce del torrente.
La Val Bisagno
L’orografia della valle varia moltissimo man mano che si risale il corso
del torrente dalla foce fino alla sorgente (Passo
della Scoffera). Morfologicamente il territorio della vallata può esser diviso in cinque
zone: - la piana alluvionale, circondata da dolci declivi, che va dalla confluenza
del rio Fereggiano alla foce; - le zone di Marassi e Quezzi, dove le pendenze dei rilievi si
fanno più marcate; - Molassana, dove la valle si addolcisce e si presta agli usi
agricoli (terrazzamenti) e gli insediamenti si distribuiscono su entrambi i
versanti (Aggio-S.Siro, S.Eusebio, Serino, S.Cosimo, S.Martino, Fontanegli); -
il tratto da Prato a Traso, con fondovalle strettissimo e pendii
scoscesi; il segmento da Traso alla sorgente dove la valle è più aperta
e menoripida e accoglie vari borghi (Davagna, Bargagli). Risalendo il corso
del torrente, i rilievi sono costituiti da marna, roccia usata per la fabbricazione
di calci idrauliche che spiega la larga presenza,
in passato, di cave di calcare, di mulini e fabbriche che sfruttavano l’energia
idraulica dei vicini torrenti per le attrezzature. Col materiale di scavo
proveniente dagli anzidetti luoghi è stata edificata gran parte del centro
storico. Le attività umane hanno inciso profondamente
sull’aspetto del territorio: la piana della foce e le parti
più alte dei rilievi sono da sempre state destinate alla coltivazione, quelle più ripide e meno soleggiate hanno mantenuto
l’aspetto originario, con boschi soprattutto di castagno. La piana del Bisagno è la zona di Genova che presenta le testimonianze più
antiche in assoluto della presenza dell’uomo:
le prime tracce risalgono al periodo neolitico (V-IV millennio a.C.), nelle
zone di Molassana e Traso. Gli insediamenti sono aumentati in epoca romana e
sensibilmente dopo il Mille; il popolamento della valle è legato strettamente
alle attività della vicina Genova, poiché la val Bisagno ne ha soddisfatto
costantemente nel tempo il fabbisogno di prodotti agricoli e di manovalanza (i
besagnin - contadini della val Bisagno). Tra l’undicesimo e il tredicesimo
secolo il popolamento sempre maggiore della valle ha cominciato ad essere
regolato anche a livello amministrativo. Nel
1535 la
popolazione ammontava a circa 12-13 mila abitanti (Giustiniani). Nonostante
carestie, guerre ed epidemie, l’incremento della popolazione è proseguito
costantemente nei secoli. Nell’Ottocento la valle è stata suddivisa in 14
comuni che a metà secolo contavano oltre 35.000 abitanti. Nel 1874 la Foce, Albaro, S.Martino, S.Fruttuoso,
Marassi e Staglieno, fino ad allora comuni
autonomi appartenenti alla Val Bisagno, sono diventati quartieri genovesi e nel
1926 sono stati annessi a Genova anche
Molassana, Struppa e Bavari.Tra le opere realizzate prima delle varie annessioni
si evidenziano: l’acquedotto, che si snodava lungo la vallata, dal Medioevo all’Ottocento ingrandito e
migliorato strutturalmente (ponte sifone sul Veilino); le fortificazioni, a presidio della
città e del territorio ad essa adiacente lungo tutta la bassa e media valle, caratterizzate
da due cerchia di mura (quella
cinquecentesca, dall’Acquasola alla Foce, e quella seicentesca, dalle mura del
Prato alla Cima di Peralto); il castello di Molassana, esistente fin dal 990
(Curia di Genova); il cimitero di Staglieno,
luogo degno di sepoltura per tanti poveri (circa due terzi della
popolazione) i cui corpi erano solitamente gettati in grandi fosse comuni ai
“mucchi dell’Acquasola” e dal ‘500 alla Foce presso il bastione della Strega
(accanto all’Oratorio delle Anime Purganti) dove le esalazioni dei corpi in
putrefazione appestavano l’aria circostante, gli ammassi di cadaveri offrivano
immagini miserevoli, e le mareggiate trascinavano in acqua i poveri resti; il lazzaretto della Foce, la cui presenza
risulta fin dal 1250, ampliato a metà ‘400, rinnovato completamente nel ‘500 e
destinato a ospitare persone affette (o sospettate) da malattie contagiose. In
seguito è stato utilizzato anche come bagno penale i cui detenuti erano
impiegati in cantieri e in opere di pubblica utilità; i cantieri navali della
Foce, di cui si ha notizia già dal ‘400 e la cui importanza è aumentata
soprattutto con la produzione bellica del primo novecento (scompaiono
definitivamente nel 1930). Nel tempo si sono anche persi, a causa dei vari
interventi di ammodernamento: l’aspetto originario delle Fronti Basse, dove le mura si
stagliavano dalla collina di Carignano a quella dello Zerbino; della porta Pila; dei ponti Pila e Bezzecca; della piana col torrente
ancora scoperto, luogo di esercitazioni militari (i pompieri vi avevano i loro
magazzini), di parate carnevalesche, di feste e tornei, di soste di carovane di
nomadi, giocolieri, circensi, veggenti, ove nel 1892 si è tenuta l’Esposizione Colombiana e in
seguito altre grandi manifestazioni. I cambiamenti di maggior rilievo sono
avvenuti però a partire dagli anni ’50: il numero di
abitanti della vallata è aumentato con ritmi esponenziali e conseguentemente anche
lo sviluppo urbanistico.
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